Donna Matilde, accompagnata da Ugo Ojetti, fece visita a Fogazzaro che, in quei giorni, era furioso per le accuse che i giovani scrittori italiani di allora avevano scagliato contro il suo stile.

"Avete sentito questi giovani?" gli chiese Donna Matilde: "Dicono che anche voi, come me, scrivete male assai!". E scoppiando in una risata incontenibile, sguagliata, rumorosissma, tirò una pacca sulle spalle di Ugo Ojetti, che era uno di quei "giovani".

Come sia riuscita, questa signora tutt'altro che signorile, questa donna irruenta, istintiva, grossolana, che urlava invece di parlare, che moriva dal ridere invece di annuire con un sorriso, che sacrificava l'educazione per una battuta velenosa, a dominare i salotti dell'epoca, non si sa.

Era, sì, odiata da tutte le damigelle; che, però, erano le prime lettrici di ogni suo nuovo libro. Era, sì, oggetto dei più maligni pettegolezzi per il suo modo di vestire; eppure, ognuno pendeva dalle sue labbra per tarare il proprio pensiero su quello di lei.

Per capire quale e quanto potente fosse il suo temperamento, basti dire che Matilde Serao fu la prima direttrice di un quotidiano italiano: Il mattino. Rappresentò tutte le contraddizioni di Napoli; e volle scriverle, queste contraddizioni, in un libricino diviso in tre momenti storici.

Si chiama "Il ventre di Napoli", ed è un ritratto meraviglioso, in cui ogni napoletano di oggi può specchiarsi e stupirsi di quante analogie si possano trovare, soprattutto nelle differenze.

In quarta di copertina ho riportato le parole che Donna Matilde disse sempre rivolta a Ugo Ojetti (ma, stavolta, senza ridere affatto).

“Questo popolo che ama la musica, che canta così amorosamente e malinconicamente non è una razza di animali che si compiace del suo fango…non merita la sorte che le cose gli impongono… meriterebbe di essere felice”.

Il ventre di Napoli / Matilde Serao
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